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Luci e ombre dalle terme

13/10/2010

Stiamo sempre ad immaginare i romani intenti nelle lunghe e polverose marce militari oppure togati alle prese con grosse questioni politiche. Pochi si soffermano su come spendevano il loro tempo libero. Tra i passatempi preferiti c’erano le terme, edifici pubblici dotati di attrezzature e locali igienico-sanitari, precursori degli impianti odierni. Esse assolvevano anche un compito sociale in quanto rappresentavano uno dei principali luoghi di ritrovo al tempo dell'antica Roma, a partire almeno dal II secolo a.C. L’utilizzo del bagno salutare era conosciuto già al tempo dei Greci, in particolare dai giovani che frequentavano il ginnasio e che, dopo intensi esercizi fisici nella palestra, facevano un'abluzione di acqua calda per ottenere distensione dopo la fatica fisica e passare così nell’esedra per ricevere l'educazione dello spirito.

Se il primo edificio termale potrebbe essere quello costruito dall’imperatore Agrippa (25 a.C.), tuttavia l’utilizzo dei “bagni” (balneum) era molto praticato dai romani anche prima. Gli imperatori romani fecero a gara per superare i loro predecessori: in particolare sono rinomate le terme di Caracalla (217 d.C.), di Diocleziano (302 d.C.) e di Costantino (315 d.C.). La loro popolarità e il loro massiccio utilizzo furono assicurati da tariffe di ingresso molto basse quando non si entrava gratis! Ovviamente i cittadini romani che terminavano il lavoro nelle prime ore del pomeriggio, vi si recavano più volentieri.Le prime terme romane sorsero di norma in luoghi dove era possibile sfruttare le sorgenti naturali di acque calde o dotate di particolari doti curative. Tuttavia, soprattutto in età imperiale, si diffusero anche dentro le città, grazie all’evoluzione della tecnica di riscaldamento delle acque: l'acqua veniva riscaldata mediante focolai che diffondevano aria calda negli spazi sottostanti (ipocausti) alle pavimentazioni sospese (suspensùra) dei vani da riscaldare.Abbellite e riccamente decorate, le terme costituivano talvolta addirittura piccole città all'interno del tessuto urbano e potevano essere distinte in due classi: una più povera destinata alla plebe e una più fastosa destinata all’aristocrazia.

Lo sviluppo architettonico assecondava le finalità del benessere: era prevista talvolta una stanza con  raffreddamento artificiale (frigidarium) e nelle adiacenze un calidarium, stanza riscaldata: tale combinazione può essere ben accostata all’odierna sauna finlandese, ovvero il passaggio repentino dal caldo al freddo e viceversa.In altri casi tra la sala del frigidario, solitamente circolare e con copertura a cupola, e quella del calidario, generalmente rivolta a mezzogiorno, vi era un ulteriore ambiente mantenuto a temperatura moderata, il tepidario. Ma siamo proprio sicuri che questi repentini sbalzi di temperature portassero solo benefici? In realtà, potevano generare nei canali auricolari e nasali dei fruitori delle neoformazioni ossee globulari (tipiche ancora oggi nei nuotatori), che potevano portare alla sordità o ad una deviazione del setto nasale.Non mancavano inoltre indispensabili ambienti di servizio quali lo spogliatoio (apodyterium), la sauna, la sala di pulizia, la palestra. All'interno delle terme più sontuose (come le Terme di Caracalla) si poteva trovare spazio anche per piccoli teatri, biblioteche, sale di studio e addirittura negozi.Nella maggior parte dei casi vi erano accessi e ambienti separati per uomini e donne, ma in entrambi i casi si usava gettare nell'acqua profumi e vini aromatizzati o speziati, similmente agli antichi Egizi e a Greci.Per eliminare le impurità della pelle i romani usavano la pietra pomice e la cenere di faggio, benché tale pratica comportasse qualche controindicazione come l'inaridimento della pelle. Per tal motivo chi usufruiva delle terme non disdegnava di assicurasi un massaggio, effettuato con oli profumati e unguenti speciali (la mirra e l'olio di mandorle), importati per lo più dall'Oriente.Solo in epoca tardo-antica, forse per l'eccessivo costo di manutenzione, forse per i mutati costumi e le abitudini sociali, le terme vennero gradualmente abbandonate. Allo stesso modo l’abbandono, il danneggiamento o la distruzione da parte dei popoli invasori degli acquedotti, che alimentavano anche le terme, ne interruppe definitivamente l'uso.

E’ possibile che sull’abbandono delle strutture abbia giocato anche il fatto che le terme, specie le più grandi e caotiche, erano uno dei luoghi preferiti dai malviventi, terreno ideale per furti e rapine che si verificavano quasi quotidianamente. Non era neppure assai raro che ci si rendesse involontari testimoni di omicidi. Basti riferirsi alle parole che lo scrittore Plinio il Giovane riporta a proposito dell’efferato assassinio di un amico:

“A un tratto gli schiavi lo circondano: uno gli serra la gola, un altro lo colpisce al viso, un altro ancora lo colpisce al petto, al ventre e – fa orrore a dirlo – alle parti pudende; e quando lo ritengono finito, lo buttano su un pavimento rovente per provare se è vivo”.

Un ultima curiosità: molti si chiedono se il termine odierno “spa” sia un acronimo per Salum per Aquam (benessere dall’acqua). In verità non è mai esistito nel periodo latino tale proverbio, pare si tratti di un gioco di fantasia, un falso acronimo. Il termine Spa deriva invece direttamente dalla cittadina belga Spa, nota fin dall'antichità per le sue acque minerali. Grazie all'afflusso di turisti inglesi che frequentavano Spa, il nome della città è divenuto un termine generico per il termalismo, dapprima in inglese e poi anche in altre lingue.

Rubrica a cura di Chiara Cesarini - In Terras Civitella di Romagna

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