Non è sempre facile coniugare le necessità del progresso con la tutela del patrimonio storico archeologico, soprattutto quando si toccano alcuni temi delicati come la sicurezza stradale.
Durante i lavori di allargamento della S.P. 4, meglio nota come Bidentina, strada della provincia forlivese più volte ricordata come teatro di tragici e mortali incidenti automobilistici, sono emersi in località Pianetto, nel comune di Galeata, alcuni resti risalenti all'epoca romana, quando il centro abitato era conosciuto come Mevaniola.
La valle del Bidente, infatti, attraversata ogni anno da migliaia di auto per raggiungere la diga di Ridracoli, le piste della Campigna o i tanti agriturismi in cui gustare i prodotti della tradizione, ha una storia millenaria, di cui Mevaniola è una tappa significativa.
Ricordata già da Plinio il Vecchio tra le città umbre (Nat.Hist., III, 113), la città fa ancora oggi parlare di sè grazie ai resti archeologici ed epigrafici venuti in luce in località Pianetto.
La localizzazione del centro urbano di Mevaniola è avvenuta quando fu parzialmente scavata negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Si deve a scavi più recenti (1993) la scoperta di una piccola necropoli.
La recente attività di scavo, legata alla viabilità della provincia di Forlì-Cesena ha avuto inizio nell'ottobre 2009 e ha portato alla luce resti inaspettati di un lontano passato che vanno ad ampliare i dati già noti agli studiosi e che potrebbero aiutare a comprendere meglio l'evoluzione e l'aspetto della città antica.
Sono venuti alla luce brevi tratti murari, fosse di spoliazione, canali, tracce di bruciato e resti di ossa umane e animali. Sono infatti questi gli unici indizi che gli archeologi hanno a disposizione per ricostruire azioni umane e vicende storiche che possono essere ricomposte e offerte alla curiosità del visitatore attraverso i manufatti lì rinvenuti.
A Galeata in particolare sono emerse murature a doppia cortina che ci parlano di una città che si estendeva ben oltre l'area di Pianetto, spingendosi fino al quartiere attuale di Mercatale.
L'importanza del ritrovamento sta nella possibilità di ricostruire la volontà degli antichi di preservare possibili percorsi stradali che dall'antica via di fondovalle salivano fino agli edifici del potere. Allo stesso tempo unici testimoni di traffici commerciali con aree lontane sono i frammenti di ceramica che il tempo non ha distrutto.
La storia non è fatta solo di grandi eventi e non è fatta solo dai vincitori. Piccoli oggetti di vita quotidiana, ritrovamenti all'apparenza poco significativi, possono ancora far parlare del mondo antico e dei suoi protagonisti.
Un'immensa ricchezza si nasconde nel sottosuolo, una ricchezza che non va depredata ma salvaguardata sia per l'educazione dei giovani e dei meno gionvani sia per vivere il patrimonio artistico e culturale come una risorsa.
Se la globalizzazione porta con sè la nostalgia delle proprie radici, l'archeologia rappresenta un'occasione unica e imperdibile per tendere una mano concreta al nostro passato e per progettare un futuro in cui l'identità territoriale non volta le spalle ma anzi va in contro a tutte le differenze.