Un secchio in bronzo della metà del 1400 trovato in un pozzo, dadi da gioco in osso, pettini, spilloni, bottoni e tantissimi frammenti ceramici: questi alcuni ritrovamenti nel cuore di Forlì, vicino a Piazza saffi e alla non meno famosa pizzeria al taglio Altero.
Le indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza Archeologica dell'Emilia Romagna, concluse nel 2009, hanno portato alla luce frammenti di storia di un quartire cittadino, la cui vincenda è quanto mai singolare.
L'archeologo, come abile lettore, ha sfogliato le pagine di questa storia, partendo non dall'inzio ma dalla fine del racconto.
Le prime informazioni, infatti, sono derivate dagli strati più superficiali, quelli più vicini a noi nel tempo. Proseguendo con lo scavo e con l'asportazione degli strati depositati, la storia si disvela e permette al fruitore di arrivare alle fasi più antiche, che corrispondono all'inizio della storia.
Nel caso del Monte di Pietà lo studioso ne ha individuato le tracce più antiche, riuscendo a risalire solo alla metà del XIII secolo d.C., quando Corso Garibaldi, priva fino a quel momento di abitazioni, viene occupata da un quartiere di abitazioni e da piccole botteghe artigianali,dedite probabilmente alla conciatura delle pelli.
L’esistenza in questa zona della città – compresa tra le attuali piazza Duomo e piazzetta S. Crispino - di imprese artigianali trova conferma anche nelle cronache, negli atti notarili e negli Statuti. Questa vocazione artigianale è stata sicuramente condizionata dalla vicinanza del canale di Ravaldino, che forniva acqua ed energia in abbondanza, utilissime alle lavorazioni.
Tra la metà del XIV e gli inizi del XV secolo l’area inizia ad essere frequentata stabilmente tanto che vennero costruiti una serie di edifici in muratura di medie dimensioni. Accanto ad essi sorgeva anche una torre, di cui è oggi visibile solo la fondazione, realizzata in grossi ciottoli di fiume.
Anche Forlì, infatti, come tutte le città medievali, si caratterizzava per un considerevole numero di torri, che furono abbattute o livellate a partire dal 1283 e durante tutto il secolo successivo.
A partire dalla metà del XV secolo l'aspetto del quartiere cambia profondamente: è attestato un intervento edilizio voluto dalla potente famiglia degli Orsi che, essendo in possesso di una serie di edifici e botteghe lungo la Strada Maestra, l'attuale corso Garibaldi, decise di costruire qui un unico e vasto complesso edilizio, accorpandoli in un’unica domus magna.
Tuttavia sappiamo dalle fonti storiche che questa situazione non durò a lungo: le case degli Orsi, i cui membri si erano macchiati dell’assassinio di Girolamo Riario, marito di Caterina Sforza signora di Forlì, furono incendiate ed abbattute nel 1488.
La punizione, durissima, lasciò per lungo tempo in quella zona della città un cumulo di macerie. Solo dopo molti decenni, per volontà della comunità cittadina si costruì il palazzo che doveva ospitare il Monte di Pietà.
La ricostruzione delle vicende storiche ed architettoniche di questa zona della città, ricavata sulla base dei dati dello scavo archeologico, si lega in modo indissolubile con il presente.