Archeologia
Cesenatico al tempo delle ghiacciaie
Il nome di Porto Cesenatico é rivelatore della stretta e diretta dipendenza storica, politica ed economica da Cesena, risoltasi con il raggiungimento dell'indipendenza solo durante la prima metà dell'Ottocento.
L'attuale territorio di Cesenatico conosce in epoca romana un primo periodo di prosperità, durante il quale riesce a conquistare anche una propria identità. Gli studiosi hanno sempre cercato, seppur con molte difficoltà, di collegarla alla città romana, più volte citata dalle fonti, di Ad Novas.
In ogni caso una visita all' Antiquarium Comunale, il piccolo museo che raccoglie alcuni reperti di epoca romana rinvenuti sul territorio, convicerebbe anche il più scettico della rilevanza che il centro ebbe in epoca romana e dello stretto legame fra il porto di Cesenatico e le strategie di espansione.
Non è possibile in poche righe riassumere la pluricentenaria storia della città, ma occorre riferirsi anzitutto alle frequenti distruzioni che colpirono l'antico porto nel sec. XIII per comprendere il rapido sviluppo del nuovo porto grazie anche all'intervento della Chiesa. Attraverso una bolla dell'I aprile 1320 Papa Giovanni XXII confermava il permesso di terminare il castello e il porto, con fortificazioni fino a una distanza di cinquanta pertiche. In poco tempo il porto crebbe di importanza a tal punto da ospitare dei fondaci (magazzini per le merci), specie di propritari toscani, conventi (come quello dei Frati Minori di Bologna) e alberghi.
Una delle prime descrizioni della Romagna, la "Descriptio Romandiole" (1371), conferma che alla fine del Trecento il Porto Cesenatico era ormai divenuto una importante realtà commerciale e strategica.
Ulteriori informazioni possono essere recuperate da una "Descriptio civitatis Bononiensis", in cui è contenuta una serie di informazioni e di riflessioni sul governo dei territori posti sotto il controllo del legato pontificio: a propostio del porto di Cesenatico riferisce che " è utile e necessario all'intera provincia, e da questo derivano anche molti vantaggi alla Camera (Apostolica)".
Tuttavia bisogna attendere l'estate del 1502 per assistere grazie all'opera di Cesare Borgia, figlio naturale del Papa Alessandro VI e noto anche con il nome di Duca Valentino, al passaggio del territorio romagnolo, fatto di piccole e rissose Signorie che lo dominavano ancora formalmente in nome della Chiesa, ad una "monarchia". A causa della diffusione delle armi da fuoco pesanti si rendevano necessarie le revisioni delle fortificazioni e degli impianti militari. Fu a questo punto che Cesare Borgia richiese l'intervento di Leonardo da Vinci, che aveva avuto modo di conoscere ed apprezzare nel 1499 a Milano alla corte di Ludovico il Moro.
Già "Architecto et Ingegnero Generale" di Cesare Borgia, Leonardo riceve il compito di "vedere, mesurare, et bene extimare" allo scopo "di considerare li Lochi et Forteze e li Stati Nostri, Ad ciò che secundo la loro exigentia ed suo iudico possiamo provederli", in sostanza una ricognizione utile a progettare quelle opere militari e civili che avrebbero consolidato la signoria del Valentino e permesso una difesa efficace contro i numerosi nemici esterni ed interni.
Il viaggio di Leonardo in Romagna può essere ripercorso a partire dalle annotazioni, alcune delle quali datate, presenti nel suo taccuino di viaggio. Si tratta di un piccolo libretto "da tasca" (10,9X7,2 cm) di 94 fogli cartacei, noto nel corpus dei manoscritti leonardeschi come Codice L e conservato presso la Biblioteca dell'Institut de France a Parigi, insieme ad altri manoscritti sottratti dall'Italia durante le requisizioni napoleoniche.
La morte di papa Alessandro VI nel 1503 però rovinò i piani del Valentino, che fu ostaggio di papa Giulio II fino a quando tutte le città della Romagna non fossero rientrate in possesso della Chiesa. Tale rimase il quadro politico del territorio per oltre tre secoli e mezzo, quando sarà interrotto temporaneamente solo dall'arrivo delle armate napoleoniche.
Ancora oggi nel centro storico di Cesenatico, a pochi passi dal Porto Leonardesco, è possibile visitare "Piazza delle conserve" un monumento altamente caratteristico del paesaggio urbano cinquecentesco. Si tratta delle antiche Conserve o Ghiacciaie: si tratta di pozzi di forma tronco-conica, mediamente profondi 6 mt. e dall'imboccatura di circa 8 mt. di diametro, racchiusi in bassi edifici dai robusti muri perimetrali.
I pozzi, ricoperti da tetti in laterizio o paglia e sabbia, venivano utilizzati per la conservazione del pesce e di derrate alimentari in genere, refrigerati da strati di ghiaccio o neve compressa raccolta nei fossi. Le Conserve risultano presenti sul litorale già nel '500 e furono utilizzate fino all'inizio del nostro secolo. Delle 20 esistenti un tempo a Cesenatico ne sono state recuperate tre, dopo un accurato lavoro di restauro.
E' consigliabile effettuare una visita nelle ore mattutine, in cui la piazza si anima di un caratteristico Mercatino dei Produttori Agricoli del circondario. Nel periodo natalizio invece vi viene invece allestito un caratteristico Presepe, con statue a grandezza naturale.
Chi vi si recasse durante l'estate non dimentichi che qui hanno luogo alcune manifestazioni culturali quali il "Mercatino delle Pulci ed Artigianato Artistico" e la rassegna di musica classica "Notturni alle Conserve".
Bibliografia: Storia di Cesenatico di D. GNOLA, Soc. Editrice Il Ponte Vecchio Cesena