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Le commedie dialettali

Come nasce la commedia in dialetto?

Grazie ai trebbi invernali, durante i quali ci si riuniva nelle case coloniche per riscaldarsi e ci si intratteneva con sketch improvvisati, che servivano a distrarsi dal lavoro nei campi.

Fino alla fine dell'Ottocento questa pratica ludica non fu formalizzata. Solo nel 1868 il Riminese Ubaldo Valaperta mise in scena i primi dialoghi in dialetto.

Qualche decennio più tardi, Giuseppe Cantagalli di Faenza seguì il suo esempio inventando un personaggio che divenne estremamente celebre: Lovigi Gianfuzzi, goffo esperto di dinamiche sociali.

Analoga l'esperienza del Ravennate Eugenio Guberti, che finalmente mise per iscritto i testi di alcune esilaranti commedie, portando alla nascita e al consolidamento delle prime compagnie di attori.

Anche il conterraneo Eligio Cottignoli ottenne più volte il tutto esaurito, insieme a Bruno Marescalchi e a Icilio Missiroli, che seppero definire i tratti salienti del personaggio romagnolo.

Ma quel fiorente periodo volse al termine con l'avvento del fascismo, che ostacolava i regionalismi linguistico-culturali, specialmente quelli di espressione satirica.

Anche se il dialetto romagnolo, con le sue consonanti marcate e con i suoi molteplici fonemi vocalici, ha subito un inesorabile declino nell'uso quotidiano
(soprattutto in seguito all'imposizione dell'obbligo scolastico e all'avvento della televisione), è proprio nella commedia dialettale che esso trova oggi il suo riscatto.

Un recupero che tende a preservare le varietà locali: come sostenne Dante Alighieri, Forlì è il centro geografico e linguistico della Romagna; spostandosi verso l'esterno, il linguaggio popolare perde parte delle sue peculiarità.

Eppure non solo gli appassionati di Forlì-Cesena, ma anche quelli di Rimini e di Ravenna si ritrovano costantemente a teatro, per onorare una tradizione folcloristica impregnata di familiarità e di ilarità.

A cura di Chiara Piraccini

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