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Confartigianto FC studia le tariffe dei servizi pubblici locali

07/09/2010

Occhi ben aperti da parte di Confartigianato di Forlì-Cesena sull’andamento della crisi e sui fattori che influiscono sulla competitività del sistema imprenditoriale, oggetto del più recente studio è il settore dei servizi pubblici locali, ovvero le attività svolte dalle Amministrazioni nell’ambito delle rispettive competenze per la produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile della comunità.

Negli ultimi cinque anni in Italia le tariffe dei servizi pubblici locali per acqua potabile, raccolta rifiuti e trasporto pubblico - non considerando gas ed energia elettrica, che hanno una regolazione nazionale e sono condizionate dalla dinamica dei prezzi sui mercati internazionali delle materie prime energetiche - sono salite del 28,4%, quasi tre volte superiore al tasso di inflazione cumulato nel periodo, pari al 10,8%. Tra giugno 2005 e giugno 2010 la crescita dei prezzi dei servizi pubblici locali in Italia è risultata all’incirca il doppio di quella registrata nell’area euro, pari al 15,5%. Nel periodo considerato l’acqua potabile è cresciuta in Italia del 37,1% contro il 15,8% della media europea, i servizi di rifiuti del 27,3% contro il 15,8% dell’Europa e i trasporti pubblici del 14,1%; solo il in questo caso si registrato una crescita dei prezzi in Italia in linea con l’area euro.

Anche nei due anni caratterizzati dalla recessione economica, pur in un contesto di forte rallentamento della dinamica dei prezzi, quando non addirittura di riduzione, causati dal forte calo della domanda di beni e servizi, si è registrato una crescita dei prezzi dei servizi pubblici locali superiore alla media dell'area euro e superiore al tasso di inflazione. Tra giugno 2008 – prima dello scoppio della crisi - e giugno 2010 le tariffe dell'acqua salgono del 16% in Italia contro il 7,1% dell'area euro, con un differenziale di 8,9 punti.

Le tariffe per la raccolta rifiuti salgono del 7,8% in Italia contro il 4,9% dell’area euro con un differenziale di 3 punti mentre il Trasporto pubblico si strada sale meno, con una variazione cumulata nel biennio del 3%, in questo caso inferiore al 5,5% registrato nell'eurozona. Nel pieno della crisi le tariffe dei servizi pubblici locali crescono del 9,9%, di quasi tre punti superiore alla variazione nell’area Euro, e cinque volte il tasso di inflazione, pari al 2% nel biennio in esame.

“Anche in provincia - spiega il presidente di Federimpresa Confartigianato Stefano Ruffilli - la situazione è penalizzante per cittadini e imprese e chiediamo ai Comuni di tenere presente la questione predisponendo i bilanci. Ora per i servizi pubblici locali scatta la riforma attesa da anni che dovrebbe introdurre robuste dosi di concorrenza nella gestione di settori come la raccolta rifiuti, i trasporti su strada, le forniture di acqua. Nei giorni scorsi, infatti, ha visto la luce il provvedimento del Governo che completa le norme del decreto Ronchi varato lo scorso novembre. Obiettivo della legge, scardinare il monopolio pubblico e aprire il mercato ai privati per garantire tariffe più basse e migliore qualità dei servizi. Se le finalità della nuova legge non si discutono, a giudizio di Confartigianato i meccanismi della riforma non fugano però i dubbi sulla concreta possibilità offerta alle piccole imprese di partecipare, al pari delle aziende di grandi dimensioni, alla gestione dei servizi. Perplessità anche sul versante della tutela dei diritti dei consumatori che continuano a non disporre di molti strumenti per far valere la propria voce sulla qualità dei servizi. Se la componente privata fosse più rilevante si avrebbero tariffe più elastiche e convenienti per i cittadini”.

“Stop quindi - prosegue Ruffilli - agli affidamenti in house ma messa a gara dei servizi pubblici con un ingresso di questo mercato nel circuito virtuoso dell’economia privata.” Per quanto riguarda l’acqua “non vanno confuse la proprietà che resta pubblica, dalla gestione che può essere privata e più efficiente. Il rischio da evitare, insomma, è che nei servizi pubblici locali si crei l’ennesimo caso di privatizzazione senza reale liberalizzazione e senza i vantaggi che l’apertura del mercato deve portare ai consumatori in termini di maggiore efficienza e di minori costi”.

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