La pera volpina, l’azzeruolo, la ciliegia cuccarina e altre delizie del campo sono protagoniste di un goloso itinerario sulle colline della Romagna alla ricerca dei frutti dimenticati.
Piccoli tesori dai profumi e sapori inconfondibili, perlopiù caratteristici della stagione autunnale e un tempo conservati con cura per l’inverno, rivivono oggi in sagre e appuntamenti gastronomici molto apprezzati, a loro sono dedicati giardini e strade, mentre “nuove” piante sono state messe a dimora.
Per trovare in abbondanza i frutti dimenticati, l’itinerario inizia a Casola Valsenio, in provincia di Ravenna, dove ogni anno, a metà ottobre, li si festeggia con un goloso appuntamento. All’interno del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, dove un mosaico di boschi, vigneti, frutteti e giardini va incontro al visitatore desideroso di un’esperienza appagante per tutti e cinque i sensi, la Sagra dei frutti dimenticati di Casola – noto anche come Paese delle Erbe, grazie al Giardino delle Piante Officinali che merita una visita – propone un’esposizione e vendita di piccole piante da frutto.
Sono diverse le iniziative legate alla sagra – dal concorso di marmellate alla gara di liquori – mentre per tutto l’anno i ristoranti di Casola propongono la “Cucina dei frutti dimenticati”. Da qui parte anche la “Strada dei frutti dimenticati”, che si snoda lungo il crinale tra i fiumi Senio e Santerno, dal Passo del Corso alla rocca di Monte Battaglia, e lungo il quale si possono ammirare otto oasi che ospitano in totale circa 50 di quelle piante da frutto che in passato crescevano spontaneamente nei boschi o venivano coltivate nei pressi delle case coloniche.
Rimanendo nel ravennate, ma avvicinandosi ai confini con il bolognese, a Riolo Terme va in scena a metà ottobre la “Giornata della salvia e della saba”, con dimostrazioni sulla preparazione e uso del mosto cotto e degustazioni di salvia (per info Iat Riolo Terme 0546/71044). Spontandosi nell’alta Valle del Savio, in provincia di Forlì-Cesena, nel comune di Verghereto ogni anno va in scena in un week-end di agosto o settembre la Sagra della Pera cocomerina (www.peracocomerina.it), un appuntamento dedicato alla riscoperta di un delizioso prodotto a rischio di estinzione che ha conquistato un intero abitato dell’Appennino tosco-romagnolo e propone una gara di ricette, un convegn di esperti di biodiversità e altre appetitose iniziative.
L’ultima tappa del viaggio ci porta nell’Alta Valmarecchia, a Pennabilli, una delle capitali dell’antiquariato, dove si può visitare un vero e proprio museo open air dei frutti di un tempo, pensato e creato dal noto poeta santarcangiolese Tonino Guerra. Il “Museo dei sapori utile a farci toccare il passato”, situato in pieno centro, nell'antico orto del convento dei Frati Missionari del Preziosissimo Sangue, raccoglie varie installazioni artistiche e, soprattutto, più di cento specie perdute di alberi da frutto proprie della campagna appenninica.
Tra i frutti dimenticati nel nome e nel gusto spiccano l'uva spina, il biricoccolo, il sorbo, il pomariello, la mela e la pera cotogna, la ciliegia cuccarina, il melo limoncello e il fico verdino, che oggi offrono generosamente i loro frutti.