Questo nuovo percorso nel cuore della provincia di Forlì Cesena, è alla ricerca delle radici della Romagna; quella più bucolica e semplice. Una terra d'agricoltori, viticoltori e cultori della buona cucina. I piatti tradizionali, tipici di questi luoghi sono cucinati ancora con ingredienti freschi, appena colti dal campo dietro l'aia.
Preparatevi ad un ritorno alle origini, a verificare di persona il contrasto tra come siamo e com'eravamo. Preparatevi ad entrare in un mondo dove lo stress non esiste e la vita fluisce lenta e naturale, nel rispetto del tempo che scorre. Un mondo nel quale è possibile stendersi in mezzo a un campo di grano ad assaporare un tramonto di fuoco, senza fretta.
Partenza: Predappio
Arrivo: Predappio
Altre località toccate: Predappio, Dovadola, Modigliana, Tredozio, Portico e San Benedetto, Rocca San Casciano,
Lunghezza: 92 KM
Durata: 05 ore
Tra vigneti di rosso Sangiovese.
Predappio è immerso nelle dolci colline coperte dal manto di viti del rosso Sangiovese. I filari solcano il paesaggio con geometrie regolari, quasi a pettinare i declivi con simmetriche acconciature. Il paese è ricco di storia, testimoniata dalla tipica architettura. Non appena si mette piede sul Viale principale, a ridosso del quale si concentra il centro dell'abitato, si nota immediatamente la predominanza di costruzioni in stile littorio. In questa zona il Sangiovese la fa da padrone. Numerose sono le cantine nei dintorni di Predappio, tra le quali anche una storica, visitabile in località Predappio Alta. Per giungervi, la strada si arrampica con una serie di tornanti fin sulla cima della cresta rocciosa, dove sorge la Rocca Medioevale della famiglia Ordelaffi, secolare vedetta del borgo. L’accogliente piazzetta è pavimentata con ciottoli levigati e resi scivolosi dal tempo, quindi da percorrere con cautela se in sella a una motocicletta. Testimone delle radici rurali del borgo resta l’antica cantina, scavata nel sottosuolo della piazza. Da qui, i viticoltori di un tempo pestavano i grappoli con i piedi, seguendo il ritmo del valzer romagnolo. Un pertugio nel selciato, permetteva al mosto profumato di scorrere direttamente nei tini della cantina sottostante.Un percorso che si dipana nella quiete agreste.
Il sottile nastro d'asfalto che percorre la distanza tra Predappio Alta e Dovadola, s'infiltra in distese di grano e coltivazioni. Non è raro imbattersi, sul ciglio della carreggiata, in recinti dove le mucche, placide, ruminano dimenando la coda. Il rombo dello scarico della moto si fonde con quello, più sordo, degli alacri trattori e delle macchine agricole al lavoro nei campi.
Le spighe, arrotolate in gigantesche balle, animano la calma piatta del paesaggio.
Conviene fermarsi ad ascoltare il silenzio, rotto solamente dal ronzio degli insetti e dal muggir di vacche. Si ha la sensazione di vivere dentro a un dipinto pastorale "en plein air", nella migliore consuetudine dei pittori impressionisti.
Questa quiete agreste non fa rimpiangere il caos della quotidianità a cui si è ormai avvezzi. È un ritorno alle tradizioni e ad una vita di campagna dimenticata.
La calma pervade anche i sensi, invitando il mototurista ad avanzare lento sulla carreggiata stretta e sinuosa, per assaporare ogni particolare del paesaggio.
La sera è un brillar di lucciole, profumo di terra calda, concerto di grilli e cicale. Luogo ideale per terminar la notte a rimirare le stelle. A Montemaggiore sorge l'osservatorio astronomico, immerso nel buio totale delle solitarie colline. Lontano dai riverberi delle luci cittadine, la visione celeste attraverso i telescopi è perfetta. Verso la quiete dell'animo.
Giunti a Dovadola, ci s'immette nella statale che attraversa il paese. I muri colorati degli edifici che si stringono intorno alle vie, conducono il mototurista in centro. Il borgo è allegro, animato e interrompe piacevolmente la quiete, compagna di quest'itinerario.
La perduta tranquillità non è, in ogni caso, lontana. L'Eremo di Monte Paolo si raggiunge velocemente da una stradina immersa nella vegetazione. Di fronte alla chiesetta il rumore dello scarico risulta quasi imbarazzante. La foresta che tutto ingloba facilita la riflessione. I pensieri scorrono fluidi a mostrarci la grandezza del creato.
Di fronte alla frugalità ed essenzialità di questo luogo si può sentire il profumo della pace e assaporare il gusto del silenzio; due condizioni alle quali ultimamente non siamo abituati.Un Passo mitico per le due ruote.
Appena abbandonata Dovadola alle spalle, un bivio a destra della statale porta al Valico del Trebbio. Il monte Trebbio è una meta classica per ciclisti e mototuristi, in virtù della strada dalle forti pendenze. Tuttavia, il tragitto non è troppo impegnativo se affrontato in sella a una due ruote motorizzata. Il nastro d'asfalto scorre sinuoso attraverso il paesaggio montano. Accompagna la moto sino alla vetta, con curve ampie e docili, nonostante il notevole dislivello. Un paradiso per i mototuristi. Dalla cima del valico la strada degrada verso Modigliana con lo stesso dolce movimento d'archi, disegnati dall'asfalto.
Al termine della discesa, la Rocca dei Conti Guidi si staglia improvvisa dietro una curva. Si erge sopra al centro abitato quasi ad ammirarlo dalla sua postazione privilegiata.
Il centro di Modigliana è ricco d'edifici storici, ma una costruzione su tutte merita una visita. Si tratta dell'antico Ponte della Signora che con fare leggiadro oltrepassa le acque del torrente Marzeno. Si erige al limitare del centro abitato, in un'oasi di frescura tra scrosciare d'acque e verde d'aiuole.Ai confini con le terre Toscane.
Tredozio sorge quale ultimo avamposto prima di toccare il confine Toscano, che dista pochissimi chilometri. Visto dall'alto il borgo si presenta come un insieme raccolto di tetti e tegole color del cotto. Stupendi scorci panoramici e boschi dalla quiete secolare abbracciano l'abitato. Il fiume Tramazzo scorre rumoroso in questo paesaggio ormai non più agreste. Qui siamo immersi nell'Appennino Tosco-Romagnolo, tra la vegetazione dei boschi di montagna.
Ci saranno da percorrere ancora diversi chilometri immersi nella frescura di questi boschi, per arrivare a Portico di Romagna. La vegetazione fitta in qualche tratto sconfigge il progresso. La strada che conduce al Passo del Monte Busca è talmente poco trafficata, che in alcuni punti l'erba prende il sopravvento sull'asfalto e cresce in mezzo alla carreggiata.Un breve rientro nel consueto, movimentato caos.
La statale che collega Portico di Romagna a Rocca San Casciano è scorrevole e movimentata. Nonostante il percorso, che fino a questo punto ha abituato il mototurista alla solitudine, il traffico non riesce a disturbare la guida. L'andatura può diventare più allegra e trasformarsi in sano divertimento per chi si trova al manubrio di una motocicletta.Per non perdere l'abitudine alle curve.
L'ultimo tratto di quest'itinerario è ancora all'insegna delle curve. Tanto per non perdere l'abitudine.
Il Passo delle Cento Forche, dal nome che evoca una leggera inquietudine, è invece un allegro alternarsi di tornanti dalla forte pendenza. Quindi, se i dieci chilometri di discesa non sono sufficienti a soddisfare i desideri di guida, si può sempre invertire il senso di marcia per gustarsi gli stessi tornanti. Questa volta in salita.
Si ringrazia Provincia di Forli Cesena - Ufficio turismo per la gentile concessione di testi e immagini