Da subito si respira una strana atmosfera. Il centro di Santa Sofia è una piazzetta di ciottoli che si affaccia sul fiume. Dal ponte i colori allegri delle case sull'acqua ricordano tempi andati. Si sale in sella alla moto con una sensazione di nostalgia. La strada che conduce fino a Galeata è larga e scorrevole. Piacevole per una guida sciolta, senza fatiche. Poco prima di giungere a Galeata, vale la pena attraversare il borgo di Pianetto. Invece di proseguire sulla statale, si imbocca una deviazione sulla sinistra. Ci si ritrova nel bel mezzo di un borghetto medievale, sorto sulle più antiche rovine Umbre. Testimonianza dei nostri progenitori sono gli scavi archeologici dell'antica Mevanìola, con tanto di terme, foro e palazzo di epoca Etrusca.
Partenza: Santa Sofia
Arrivo: Premilcuore
Altre località toccate: Galeata, Premilcuore,
Lunghezza: 82 KM
Durata: 05 ore
Immersione nella natura.
Da Galeata, il Passo Monte delle Forche conduce nel versante opposto. La strada sale verso il valico, dapprima con curve ampie poi, una serie di tornanti mette alla prova l'abilità del mototurista. In cima sembra di essere sul tetto del mondo. La vista sui monti circostanti è emozionante. Monti dalle curve morbide ammantate di alberi. Sinuose onde in un mare di verde natura.Ancora verde. Sempre più verde.
Questa natura è davvero stupefacente. Dopo tanti chilometri, ancora non ci si stanca di tutto questo verde. La strada che porta a Premilcuore si inoltra tra faggeti, castagneti e zone boschive sempre più folte.
Dietro ogni curva si aprono splendidi scorci panoramici su torrenti, rocce e boschi. Inattesi. Qui l'aria è pura. Da riempirsi i polmoni. Frescura di sottobosco e profumo di castagne invadono il casco. Sapori intensi e preziosi impregnano questa terra un tempo povera e rustica, che ha legato alla sua sopravvivenza il dolce frutto della castagna. Di essa veniva utilizzata perfino la farina, ancora oggi ingrediente fondamentale per ottimi dolci.Un sentiero nel bosco
Imboccata Via Valbura ci si attende una strada speciale. La carreggiata è stretta. Quasi una mulattiera asfaltata. Percorse tre curve una segnalazione accoglie il mototurista: ATTENZIONE PRECIPIZI. Alla stregua di un poetico monito Dantesco. Lasciate ogni speranza o Voi ch'entrate.
Solo che qui si entra in Paradiso.
Il sottile nastro d'asfalto s'immerge sotto una galleria di fronde ombrose. Aghifoglie, abeti e alberi ad alto fusto confondono i sensi. Pare d'essere in alta montagna. Questo ambiente accompagna il mototurista per un lungo tragitto. Curve e tornantini s'inerpicano fino alla vetta. Qui il bosco lascia spazio a un'ampia veduta dell'intera vallata. Sul piazzale in cima al Valico Manzo, una croce di legno rende la sosta ancor più intima. L'aria è fresca e odorosa, pervasa da un profondo senso di pace.
Si discende verso il versante opposto. Il panorama non cambia, lungo la solitaria Via Valbura si può incontrare qualche ciclista. Fino ad incrociare la storica statale che porta al Passo del Muraglione, è serenità.Gente di Romagna, gente allegra.
Nel cuore del Parco delle Foreste Casentinesi, il Passo del Muraglione è meta di ogni appassionato motociclista. Seguendo questo itinerario ci si arriva attraverso strade secondarie. Quelle poco frequentate anche dai motociclisti, che a volte si fanno prendere un po' troppo la mano. Affrontate con calma, lentezza e spirito d'osservazione, queste vie alternative offrono scorci panoramici di rara bellezza. Sarebbe un peccato non poterli ammirare a causa dell'eccessiva velocità. In cima al valico è una festa di motori. Soprattutto di motociclisti. Gente con la voglia di incontrarsi, scambiare quattro chiacchiere su pistoni, scarichi e cavalli, raccontare storie di motori (e motociclisti) che diventeranno, il giorno dopo, leggende metropolitane. Storie come solo la gente di Romagna sa inventare.
Un luogo ammaliante per suoni, gesti e colori. I suoni delle grida allegre di saluto. I colori accesi di tute, caschi e carene. I gesti d'amicizia elargiti a manate, pacche e abbracci. Un bar dove bere un caffé e non sentirsi soli.Fiumicello: un luogo da fiaba.
La deviazione che ci porta a Fiumicello si addentra in un fitto bosco di latifoglie. L'acqua è l'elemento predominante, qui. Il fiume, che dona vita, scorre accanto alla strada. Accompagna allegramente la moto fino a destinazione. Il suo canto è più sommesso del rombo dello scarico, ma entra dentro il cuore con vivacità. Basta andar lenti, per non disturbarlo.
Fiumicello sorge nel cuore del Parco Nazionale delle foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. È un grazioso e minuscolo borgo montano i cui pochi edifici, costruiti con la pietra del luogo, donano un'atmosfera d'isolamento dal mondo.Val bene la pena fare una sosta. Parcheggiata la moto con una passeggiata abbastanza comoda anche con gli stivali, si arriva al Vecchio Mulino Mengozzi. Antica testimonianza di tempi in cui procurarsi la farina, prezioso alimento, richiedeva sudore. Il sentiero è immerso nel bosco. L'ambiente naturale è unico. Sembra di entrare nel mondo delle fiabe e di poter incontrare da un momento all'altro Biancaneve o uno dei sette nani. Il torrente trasparente scorre in mille cascate. Ponticelli di legno conducono a sentieri che si inoltrano sotto il bosco verde e fitto. Uno dei proprietari del vecchio mulino esegue belle opere d'arte scultoree su roccia. Ne ha disseminato il percorso che porta al mulino, a guisa di indicazioni immortali.La fiaba continua.
Tornati sulla statale, dopo pochi chilometri un cartello segnaletico indica la località di Giumella. Sulla destra della strada, nascosto in fondo all'alveo del fiume, un ponte invita al passaggio. Mollata la moto su, in strada, si può scendere a piedi. Il sentiero è scosceso ma breve. L'antico ponte ad unica arcata è costruito con la pietra locale. Attraversa una stretta gola in cui le acque scorrono impetuose. Non per nulla, gli abitanti del luogo chiamano questa località Grotta Urlante. I più impavidi seguono la tradizione locale di tuffarsi dal ponte, nel gorgo sottostante. Sul ponte, abbandonato il rombo del motore, si può godere di quello dell'acqua. Altrettanto forte, altrettanto suggestivo.Un tuffo nel passato.
Per accedere al centro di Premilcuore occorre imboccare un bivio a destra della statale. Incastonato nello splendido paesaggio montano appenninico, conserva un pittoresco nucleo storico. Una sosta in questo piccolo borgo medievale sortisce l'effetto di trasportare il visitatore a ritroso nel tempo, tra torri, palazzi, saliscendi di viuzze strette, muri di antichi edifici. Si può sentire il cuore della gente che ha fatto la storia di questi luoghi. Gente semplice, orgogliosa, laboriosa.
Si ringrazia Provincia di Forli Cesena - Ufficio turismo per la gentile concessione di testi e immagini