I Cappelletti, tipica minestra romagnola, normalmente il primo piatto del pranzo di Natale. È considerata la regina delle minestre, quella che non mancava mai nelle festività natalizie. Forse la maggior parte della gente, nel passato, la gustava solo in quella giornata, come ricordano i giocatori di tressette e "maraffone": "Gli assi e i cappelletti passano solo una volta all'anno".
INGREDIENTI
Per quanto riguarda la sfoglia, sono necessari 500 grammi. di farina, quattro uova, aggiungendo un po’ d’acqua o brodo caldi se l’impasto risulterà ruvido e granuloso.
Il battuto, cioè il contenuto del cappelletto, poteva essere fatto in diverse maniere. Noi lo preferiamo senza carne, alla maniera classica, quindi: in una terrina mescolare bene 200 grammi di ricotta fresca, 100 grammi di formaggio fresco, due uova, un pizzico di noce moscata, un pizzico di sale e uno di pepe.
PREPARAZIONE
Tagliare la sfoglia ancora umida in tanti dischetti, di circa 6 cm. di diametro. Mettere al centro un cucchiaino di battuto, riunire insieme le due estremità del dischetto chiudendo bene con le dita gli orli, così da ottenere una mezzaluna i cui angoli verranno uniti insieme.
Per il brodo, normalmente si metteva in una pentola d’acqua alcuni pizzichi di sale, tre grossi gambi di sedano, tre carote, tre cipolle, tre cucchiai di conserva di pomodoro o alcuni pomodorini, prezzemolo, carne di manzo con alcune ossa del midollo.
Una volta messa sul fuoco, calcolare un’ora e aggiungere pezzi di maiale, cappone, tacchino e anatra, che cuociono più in fretta. Levare dal fuoco dopo circa 3 ore di bollitura e scolare dal contenuto.
PRESENTAZIONE
Parenti stretti dei tortellini bolognesi, i cappelletti per i romagnoli sono considerati il primo piatto del pranzo di Natale.
Ma com'erano fatti? Più o meno come quelli attuali; la conferma arriva dal forlivese Michele Placucci, che nel 1818 pubblicò una memoria sugli “Usi e pregiudizj dei contadini della Romagna”, dove fornì una sintetica ricetta dei cappelletti.
Secondo il Placucci, infatti, la minestra era composta da ricotta, o ricotta e formaggio fresco (possibilmente raviggiolo), uova, poche spezie, scorza di limone e un pizzico di limone: il tutto avvolto nella sfoglia.
Inizialmente, quindi, il ripieno era “vegetariano”, ma ben presto su alcune tavole romagnole se ne videro anche confezionati con vari tipi di carne, tra cui il maiale, il vitello e il cappone.
Tutti però furono d’accordo su di una cosa: la cottura in brodo è la sua “morte” ideale. Che fosse di gallina o cappone, magari “tagliato” con quella di manzo e di castrato, il brodo accompagnava il cappelletto nel pranzo natalizio.
SUGGERIMENTI
Molti romagnoli sostengono che i “caplét”, cotti per il pranzo, sono più appetitosi se riscaldati e consumati a cena. Essendo rimasti più tempo a macerare nel brodo di cottura, racchiudono in loro stessi più forza, fragranza e sapore.
Fonti: Vittorio Tonelli: A tavola con il contadino romagnolo / Giovanni Manzoni: Così si mangiava in Romagna - Provincia di Forlì-Cesena - Ufficio turismo - Fonte Foto: Ricetta Cappelletti in Brodo