CESENA IN FIERA - Ritorna ogni anno ad inizio estate nelle vie del centro storico della città come uno degli appuntamenti più graditi dai cesenati e dai turisti, e contenitore per proposte di operatori economici e Associazioni del volontariato.
Per Cesena è un momento di incontro, festa e l’occasione per fare qualche buon acquisto fra i tanti espositori che proporranno ogni genere di prodotto, nei giorni e nelle notti che ruotano attorno al 24 giugno, festa del Santo Patrono.
Cesena in Fiera, ispirata dalla tradizionale Fiera di San Giovanni, è una grande festa che coinvolge la città e un consolidato evento di commercio, intrattenimento e cultura.
LE ORIGINI DELLA FIERA - Da tempo studi romagnoli parlano di San Giovanni come una fiera dalle origini lontane, probabilmente pre-cristiane, volta a festeggiare il solstizio d’estate, momento di gaudio per la rinascita della Natura dopo l’inverno che un tempo si deificava nelle divinità pagane e regolava con i suoi ritmi tutte le attività umane.
Nel tempo la sagra cittadina si è sviluppata attorno al culto verso il Battista, titolare della Cattedrale almeno fin dal 1159, privilegiando una festa religiosa per il notevole flusso di fedeli e pellegrini che la stessa riusciva a mettere in movimento.
Per anni sono stati ricercati documenti cartacei che potessero ricostruire con certezza la storia dei numerosi percorsi evolutivi che la festa ha affrontato nei secoli, ma senza ritrovamenti le uniche informazioni erano pervenute da giornali dell’800 e dalle memorie dei nonni. Per questo motivo è di grande interesse la recente scoperta dello storico Claudio Riva che, a seguito di ricerche negli Archivi di Stato del Comune di Cesena, ha rinvenuto quattro bandi che regolamentavano i commerci della fiera tra cui il più antico risalente al 5 giugno 1638, quando Cesena era una piccola città di provincia dello Stato Pontificio.
In quel periodo, come si evince dal bando del 1638, la fiera veniva indetta dei Conservatori (la più alta carica cittadina), durava quindici giorni e si snodava lungo la contrada della Cattedrale (oggi Corso Mazzini e Corso Garibaldi) con un’esposizione di vasellame in terracotta, produzione molto importante per la città, tanto che la fiera veniva appunto detta “delle vase”.
Nel seicento infatti il vaso veniva chiamato al femminile: la vasa, le vase; dizione che trova ancor oggi corrispondenza nella voce dialettale al vesi.
Per la fiera i vasai, sia cesenati sia forestieri, godevano dell’esenzione dalle tasse o gabelle, ma venivano soggetti a severe pene pecuniarie se sorpresi a vendere merce al di fuori degli spazi predisposti in fiera.
TRADIZIONI E CREDENZE - Grazie alla particolare disposizione degli astri celesti le interpretazioni popolari anticamente vedevano la notte di San Giovanni (tra il 23 e il 24 giugno), la notte più corta dell’anno, come una sorta di “finestra” tra il mondo dei vivi e dei morti, rendendo particolarmente efficaci i riti magici e i presagi sul futuro.
Era dunque possibile vedere aggirarsi per il paese streghe e spiriti misteriosi, non concepiti però come presenze nemiche tanto che, se incontrati dai pochi coraggiosi che uscivano al buio, andavano semplicemente salutati con la cordiale formula “Ben sta l’inforcato”.
Sono numerosi i riti e le credenze popolari che questa notte ha portato con sé nel tempo, alimentati da un’ intensa atmosfera di magia ed occulto. Pare ad esempio che rotolarsi nudi sulle erbe bagnate della rugiada di quella notte protegga dalle malattie cutanee, o ancora che ventiquattro spighe di grano raccolte nella notte e custodite tutto l’anno servono come amuleto contro le sventure. Dolcissima una credenza caduta ormai in disuso riguarda le fanciulle in età da marito: bagnandosi di rugiada gli occhi, possono vedere il viso dell’uomo che sposeranno, almeno nei loro sogni. Ricordiamo poi l’usanza di trarre auspici dalla chiara d’uovo fresco che , fatta scivolare dentro un vaso riempito con l’acqua di sette pozzi e lasciata sul davanzale della finestra tutta la notte, è in grado di pronosticare il futuro a seconda della forma assunta.
Simboli della festa di San Giovanni, rimasti tutt’oggi nella tradizione della sagra, sono aglio (usato come antidoto contro il malocchio, streghe e vampiri) e la profumatissima lavanda, affiancati agli inizi dell’800 dal fischietto di zucchero rosso, di solito a forma di ochetta, il cui colore è determinato dal fatto che rappresentava un dolce omaggio per la “propria” amata.