ULTIMI INSERIMENTI

Arte in Romagna

| | More

Cappella Arcivescovile, Ravenna

Fa parte degli otto monumenti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, ma forse non è tra i più conosciuti tra questi. Terminati ora i  lavori di restauro, che per lungo tempo ne hanno celato la bellezza al grande pubblico, la Cappella arcivescovile di Ravenna è di nuovo visitabile, come uno dei capolavori simbolo della dominazione ostrogota a Ravenna.
 
Quello di Teodorico fu un regno illuminato, di pace e prosperità, nonostante la provenienza straniera del sovrano e le differenze in campo religioso: la regione professata dagli ostrogoti era infatti l’arianesimo, culto che nega la natura divina di Cristo e per questo considerato eretico dal Cristianesimo). Durante il regno di Teodorico vennero costruiti a Ravenna diversi edifici di culto ariani, tra cui il Battistero degli ariani e la Chiesa di Sant’Appollinare Nuovo. La cappella arcivescovile fu l’unico monumento ortodosso costruito durante il regno ostrogoto, voluto dal vescovo Pietro II (494-519 d.C.), ed è l’unica cappella privata legata ad un episcopio tutt’ora esistente.
 
Il significato dell’intera parte decorativa punta alla glorificazione di Cristo in chiave anti-ariana. Prima di accedere alla cappella vera e propria, si percorre un nartece, sulla cui porta di ingresso si ammira il famoso mosaico del Cristo guerriero, denso di significati: Cristo, vestito in abiti militari e con la croce sulla spalla, schiaccia il leone e il serpente, antichi simboli del male. Nella mano sinistra reca il Vangelo aperto, sul quale si legge la frase “Sono la via, la verità e la vita” riportata in latino: un'esplicita dichiarazione della natura divina del Cristo, contro quanto affermato dalla dottrina ariana.
 
Purtroppo, gran parte del mosaico, per quanto riguarda la parte inferiore, è stato rifatto a tempera dando l’impressione illusionistica che si tratti di mosaico. Occorre poi passeggiare con il naso all’insù per ammirare i bellissimi mosaici della volta a botte, che rappresentano un prato fiorito abitato da galline, colombe, anatroccoli, fagiani: tutte specie che si potevano ammirare nella pineta ravennate. Lungo le pareti del nartece corre un’iscrizione dedicata al vescovo Pietro che esalta il ruolo della Luce. Percorso il nartece, si entra nella piccola cappella. Qui gran parte della decorazione originale è andata perduta: ai mosaici originali si accostano decorazioni a finto mosaico e lunette ad affresco eseguite nel ‘500 da Luca Longhi.

a cura di Cecilia Santi o Desanti

Voto:

Contenuti Correlati o Simili

Romagna Arte

Sondaggio RomagnaLive

Fai di questo sito la tua homepage  |  Mappa del sito |  Collabora con noi
Powered by Media Consulting posizionamento siti internet