Pinacoteca della Fondazione della Cassa di Risparmio di
Cesena - Elisabetta Sirani era figlia del pittore Giovanni Andrea Sirani, seguace di Guido Reni. La pittrice si formò nella bottega del padre, in un contesto culturale chiaramente influenzato dal classicismo reniano.
Nata a Bologna nel 1638, morì giovanissima all'età di 27 anni, ma nonostante questo si rivela come una delle personalità più interessanti della pittura bolognese della metà del Seicento.
La sua produzione è caratterizzata per lo più da opere destinate alla devozione privata, di piccolo formato e soggetto religioso, come la Madonna col Bambino e San Giovannino della collezione cesenate, a cui si sggiungono alcune pale d'altare e dipinti di più grande formato.
Tra i suoi committenti, religiosi, artistocratici e personalità di spicco come i Medici le duchesse di Parma e Baviera. Il dipinto, che nel Settecento era di proprietà della famiglia bolognese dei Sampieri, riproduce un modulo compositivo familiare nella produzione della Sirani, nel quale la Vergine abbraccia teneramente il Bambino, che a sua volta accarezza con la mano destra la guancia della madre.
Nell'altra mano il Bambino stringe una croce, fatta di canne, su cui si srotola il cartiglio che reca l'iscrizione “Ecce qui tolit peccata mundi”, parzialmente leggibile, sottratta quasi per gioco al San Giovannino, che allunga le braccia nel tentativo di riprenderla.
L'immagine, costruita secondo un solido impianto piramidale, svela tutta la tenerezza dei gesti che uniscono i vari personaggi, in un effetto di grande spontaneità. Bellissima e molto preziosa la gamma cromatica, e le luminosità degli incarnati e dei capelli dei bimbi. Il dipinto, acquistato nel 1993 sul mercato antiquario, fa parte della produzione giovanile della Sirani, ed è stato realizzato probabilmente attorno al 1660.