Costruito come fortificazione difensiva nel XIV secolo, Castel Bolognese è diventato nel corso dei secoli un centro agricolo e industriale vivace, grazie alla sua posizione strategica lungo la via Emilia, proprio a metà strada tra Faenza e Imola.
Della fisionomia originaria non è rimasto quasi nulla, ad eccezione di qualche tratto di cinta muraria, tre torrioni d’angolo e alcuni resti dell’antica rocca. Lungo la via Emilia, dalla parte imolese, si può ammirare la cinquecentesca chiesa di San Sebastiano, nella quale sono custodite opere di Giambattista Bernardi, nipote del famoso incisore di pietre dure Giovanni da Castelo Bolognese e pregevoli manufatti in ferro battuto dell’artista faentino Luigi Matteucci.
Un altro edificio sacro meritevole di visita è la Chiesa di San Petronio, risalente al 1400 e quasi interamente rifatta trecento anni più tardi: al suo interno si possono ammirare una statua di san Petronio regalata dai bolognesi a papa Pio IX e da questi a Castel Bolognese, e numerose opere in terracotta di Alfonso Lombardi, oltre a una collezione di arte sacra che custodisce una tela di Felice Giani raffigurante il santo protettore del paese, a cui è dedicata la chiesa.
Nel Museo civico si trovano testimonianze archeologiche rinvenute nel territorio comunale e una pinacoteca ricca di opere di artisti castellani. E’ un luogo della memoria della comunità, insieme al Monumento nazionale ai Caduti per la Bonifica dei Campi Minati (BCM), realizzato per onorare la memoria degli operai rastrellatori di mine morti al termine dell’ultimo conflitto mondiale. Il monumento è dedicato in realtà a tutti i caduti italiani, la scelta di edificarlo qui fu fatta perché Castel Bolognese si trovò al centro della linea Gotica e subì per sei mesi le barbarie della guerra, diventando paese di maggiore concentrazione di zone minate.