Beach Tennis

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Il beach tennis deriva dalla magica alchimia di reti, palle e racchette, che ha fatto nascere il gioco, semplice e affascinante, che piace a tutti noi.

Si parte con una racchetta in mano, è evidente. E’ il primo "punto" va quindi al tennis.

Ma si entra in un campo da pallavolo. E c’è l’immediato "pareggio".

Le reti da pallavolo, in spiaggia, sono ovunque, per la versione estiva chiamata beach volley, che attira migliaia di appassionati, mentre altrove si affina al punto da essere una credibile proposta olimpica

Giocare a beach volley è divertente, ma… bisogna essere bravi! Già battere la palla nell’altro campo richiede un gesto tecnico di una certa precisione. E se questo atto riesce, bisogna ricevere, alzare… La schiacciata, poi, è il gesto più eccitante e liberatorio… ma è riservata a mezzi fisici particolari: bisogna essere alti, saltare molto e con tempismo e l’alzata deve essere perfetta…

Lo scambio dura pochissimo e poi c’è il pallone da andare a recuperare laddove ha finito di rimbalzare, spesso molto lontano.

Il beach tennis abbatte le difficoltà: battere è facile, i primi tocchi riescono subito.

Inizialmente manca il fascino della schiacciata, perché portare la racchetta sopra i due metri e passa della rete da volley è fantascienza.

Ma i tenaci romagnoli hanno la soluzione pronta e abbassano la rete, il gioco si velocizzerà. Il net si stabilizza su 1,70 (altezza più tennistica che pallavolistica) e la schiacciata diventa alla portata di tutti.

Nel nuovo gioco i pallavolisti partono in vantaggio: il beach volley ha dato loro confidenza con la sabbia, la mobilità laterale rapida e i gesti tecnici per servizio e smash che sono praticamente gli stessi.

I tennisti sembrano in difficoltà nel contrarre l’ampio gesto necessario per il gioco con la racchetta di corde alle esigenze frenetiche e basate sui riflessi del nuovo gioco.

Il beach volley, poi, sembra trasmettere al neonato beach tennis la formula magica del… numero di giocatori: il gioco a coppie si fa preferire al singolare (contrariamente a quanto avviene nel tennis) e ad altri esperimenti naif con più di 4 giocatori in campo.

Bella l’altalena di aspetti regolamentari al servizio: all’inizio la battuta che tocca il net viene ripetuta (come nel tennis), poi giudicata fallosa (come nel volley), quindi addirittura valida (quando il volley passa a questa interpretazione). Il secondo tentativo di servizio piacque subito poco e non venne mai seriamente preso in considerazione. E, all’inizio, come nel volley, si poteva battere solo dal lato destro della linea di fondo (volley e beach tennis escono insieme da questo limite).

Anche le dimensioni del campo "accompagnano" il beach volley, quando (inizio anni Duemila) esso le riduce da 9×18 a 8×16 e persino le palle da gioco seguono la "moda-volley" e vengono depressurizzate, tutto per favorire lo spettacolare gioco di difesa.

Ma il tennis si fa sentire quando si tratta di imporre il punteggio: l’iniziale meccanismo pallavolistico (con il cambio palla!) viene rapidamente abbandonato per passare all’astruso, ma affascinante sistema 15/30/40/gioco con la correzione della modalità-vantaggi, abbandonata a favore di un "big point", semplice ed emozionante, che ora anche il tennis sta prendendo in considerazione.

Insomma, un vero incontro fatale, fra due popolarissimi sport olimpici, che ha fatto nascere un figlio prediletto a cui tutti augurano altrettanta fortuna e popolarità

Rubrica a cura del Centro Romagna Beach

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