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Se pareba boves, alba pratàlia aràba,
albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba

(indovinello veronse VIII-IX sec. d.C.)

(il copista, lo scrittore) spingeva davanti i buoi (le dita della mano), arava il bianco campo (il foglio),
teneva un bianco aratro (la penna d'oca) e seminava un nero seme (l'inchiostro)

Niente di meglio del nero seme della parola per rendere fertili i campi del nostro intelletto: una buona lettura è cibo per la mente e ristoro per lo spirito!

Rubrica a cura di Chiara Cesarini - In Terras Civitella di Romagna

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